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lunedì 9 giugno 2008

Il poliziottesco - filone riscoperto

Il ricordo personale degli anni '70, via via che il tempo passa, è sempre più nitido, malgrado le naturali deformazioni che produce il ricordo stesso e, soprattutto, malgrado i limiti anagrafici della mia persona, essendo nato nel 1967. Ricordi che affiorano, come i controlli della polizia, specialmente nei confronti dei giovani (ricordo perfettamente una camionetta della Celere fognare dei giovani, gambe larghe e mani al muro, in corso Francia, non lontano da Piazza Rivoli), come i colori (i vestiti, le tappezzerie, le pubblicità, i divani, i piatti, ecc.), le forme degli oggetti, la mania per la plastica, i tram (verdi, un verde orribile!) e le auto della polizia, magnifici modellini per un bambino di 5-10 anni. E, perchè no, le minigonne, così come i cartelloni pubblicitari (la Peroni...). Non voglio scadere nella stupidaggine dei "bei tempi!" semplicemente perchè essi rappresentano il mio/nostro passato che, nel caso sia stato lieto, genera quel sentimento chiamato nostalgia. Cerco soltanto di ricordare, nel modo più onesto possibile, intellettualmente parlando. I miei '70 sono stati anni felici, ma rileggendo i quaderni delle elementari e facendo un serio esercizio di memoria sento che la realtà di quegli anni mi ha comunque lasciato qualcosa dentro, qualcosa di indefinito, qualcosa che perdura, come l'amaro in bocca. Un senso di grigiore per certe immagini che ancor oggi vedo con gli occhi della mente: gli anni di piombo, il giovane o la giovane arrestati perchè appartenevano alle BR (potevano essere anche di Prima Linea, ma col termine BR si classificava il terrorismo rosso in genere) eppure quei giovani "sembravano così tanto per bene, mai si sarebbe detto..."; le facce dei nostri politici in bianco e nero, come il televisore ce le proiettava o, tutt'al più, colorate da quelle orribili lastre in plastica colorata (sfumata) che si piazzavano davanti allo schermo del televisore stesso per dare l'idea del colore... ma chi le ha inventate??? Il sequestro Moro, la strage di via Fani, che per me suonava come una parola solo per adulti... via Fani... terribile, malgrado non comprendessi la reale portata della tragedia collettiva. Ricordo i posti di blocco, i controlli dei documenti, ricordo la Renault rossa, che allora era bianca e nera, almeno a casa mia.... ancora oggi la Renault rossa mi trasmette un senso di morte e di cristiana pietà al contempo. I murales di protesta, giovani in protesta, lavoratori in protesta... graffiti industriali, archeologia metropolitana... dietro ad una selva di rampicanti, in via Caluso a Rivoli (pochi Km da Torino) forse oggi sono in pochi a ricordare che quel lungo muro della tangenziale custodisce quei graffiti e chissà che qualcuno, in futuro, li preservi come simboli, tracce di un'epoca della nostra storia ormai finita sui testi scolastici.
E in quest'ondata di ricordi si inseriscono anche i cosiddetti "poliziotteschi", quello che in Italia viene chiamato il "cinema di genere" assieme ai thriller all'italiana e all'horror nostrano. Mi correggo: i "poliziotteschi" non sono un ricordo vero e proprio, se non per il fatto che ricordo mio padre che li andava a vedere e mi colpivano le locandine davanti ai cinema. Tuttavia, grazie alla riscoperta (meglio dire scoperta) dei "poliziotteschi", la mia memoria viene stimolata in una maniera incredibile. Quelle immagini (gli interni, i vestiti, gli oggetti, le pubblicità, ecc.) hanno e stanno stimolando tutti quei ricordi che apparentemente avevo rimosso. Essi riemergono, vivi come non mai! Assieme alla soddisfazione personale, devo dire che la visione di queste pellicole (alcune con dei titoli oggi improponibili) è di estremo interesse per ciò che veicolano, non dimenticandoci mai dell'aspetto commerciale (in quegli anni tiravano, quindi se ne producevano a iosa, poco importa il messaggio). Pellicole violente, in alcuni casi grottesche, in altri semplici scopiazzature con una trama e dei dialoghi a dir poco improbabili. Generici richiami all'ordine costituito, impotenza della legge nei confronti dell'ondata di violenza, pistolotti pseudo-moraleggianti... tutto quello che volete metterci di negativo mettetecelo, ma vanno comunque riscoperti, non semplicemente "bocciati" come farebbe, e ha fatto, una critica frettolosa, forse poco attenta, fors'anche un po' "snob". Anche all'interno di questo "genere" c'è la serie A, la serie B, la serie C, se non peggio. Certe pellicole sono inguardabili, altre riescono ad intrattenere lo spettatore grazie a magnifici inseguimenti tra le mitiche "Alfa Romeo Giulia" della polizia e la pletora di banditi, killers e quant'altro impersonati da, due nomi fra tanti, Tomas Milian e Ray Lovelock. Altre ancora ci offrono ambientazioni grigie, esteriormente ed interiormente grigie, dialoghi e tratti umani, se non psicologici, da recuperare come una delle tante espressioni artistiche di un decennio (fine anni '60-primissimi '80) decisamente complesso, volendo usare un eufemismo. Mi permetto di consigliarvi due siti (già segnalati in questo mio Blog nella sezione "Gli anni '70, siti consigliati") che considero di grande valore: http://www.caniarrabbiati.it/ e http://www.pollanetsquad.it/
Sono siti da sfogliare come un ottimo dizionario, un po' alla volta.
"Cani arrabbiati" ha una stupenda sezione, "recensioni", ben commentata!
"Pollanetsquad" è focalizzato sul "poliziottesco": interessante l'aver riportato, non sempre ahimè, ma spesso, la critica cinematografica apparsa sui giornali dell'epoca all'uscita dei films. E' un buon esercizio per toccare con mano critiche che oggi potremmo ancora condividere oppure no.
Consiglio anche questi due riferimenti per quanto riguarda il "poliziottesco":

5 commenti:

Giuseppe R. ha detto...

Il "poliziottesco", già di per sé, è un termine dispregiativo, ma come potremmo definire questo filone cinematografico in altro modo? Non si potrebbe. E infatti, oggi, dire "poliziottesco" non significa affatto mettere una croce sopra ad un genere che, malgrado i suoi alti ed i suoi bassi, va decisamente, come dici tu, recuperato. Conosco i due siti e concordo: sono fatti molto bene.
La storia degli anni '70 si riflette anche nel "cinema di genere", quello poliziottesco prima di tutto, visto il clima di violenza politica, comune e organizzata che si respirava in quegli anni. Credo che recuperandolo e studiandolo adeguatamente, si possa approfondire ancor di più il tema legato alle paure, alle aspettative, alle incertezze di quel decennio terribile.

Giuseppe R., Milano, 1973

Andrea R. ha detto...

E' inusuale leggere, su un blog imperniato sulla storia della Repubblica, un post su un genere cinematografico spesso accusato di essere qualunquista, talvolta spostato a destra o a sinistra. E' una scelta che, malgrado la sorpresa iniziale, condivido perchè tutto è storia, tutto ciò che appartiene ad un epoca merita di essere studiato e approfondito. Questo, naturalmente, non attribuisce a quel tutto la stessa valenza, la stessa qualità. Tuttavia, rivedere questi films, dove la legge sembra impotente e la società in balia dei delinquenti (spesso violenti fino all'eccesso) può essere in qualche modo assimilabile all'impressione che si ha oggi, o che si vuole trasmettere, ma che in parte è reale, circa argomenti di sensbile importanza come la sicurezza e la certezza della pena.
Andrea Rizzuti

Elisabetta '60 ha detto...

Del "poliziottesco" quello che non ho mai apprezzato (pur non disdegnandolo a priori) è l'uso volutamente spropositato della violenza (pur essendo stati,quegli anni, violenti, sotto molteplici aspetti), personaggi fortemente caratterizzati, "cattivi" direi quasi da manuale, quasi che per essere un "cattivo" devi avere una certa faccia, muoverti e parlare in un certo modo. Comunque trovo sensato voler recuperare un genere che ha trovato terreno fertile in un decennio socialmente e politicamente turbolento come gli anni '70. Esistono, chiedo a chi sa rispondermi, degli studi "scientifici" su questo cinema? Studi che pongano in relazione il genere stesso con la società che lo ha prodotto?
Grazie e complimenti per il blog.
Elisabetta '60, Genova

Anonimo ha detto...

Salve a tutti, mi chiamo Fabrizio e sono capitato su questo blog per caso, attratto dai vostri commenti sul "poliziottesco".Da appassionato del genere vorrei rispondere ad Elisabetta e dirgli che NON esistono studi "scientifici" ma sono in circolazione buone pubblicazioni.
Vorrei dire la mia, ma sarebbe troppo lungo e forse noioso, tanto è complessa la storia del poliziesco all'italiana (come preferisco chiamarlo io)
per questo motivo, vi rimando ad un blog di cinema, curato da alcuni miei amici, che conoscendo la mia passione per il genere mi hanno chiesto di curare una rubrica a puntate sul poliziesco italiano (ora giunta alla quarta puntata).
Se ne avete voglia potete leggere i miei scritti così potremmo discutere su argomenti "specifici" e non in generale, perchè come detto la cosa risulterebbe troppo complessa. Vi lascio l'indirizzo http://icinemaniaci.blogspot.com/ sulla sinistra della Homepage troverete il collegamento a ITALIA 70 - IL CINEMA A MANO ARMATA.Io tornerò a trovarvi presto per discuterne (se ne avete voglia). Tengo a precisare che NON sono venuto su questo blog per "farmi pubblicità" ma ci sono capitato per caso mentre ero alla perenne ricerca di notizie poliziottesche utilizzando google. grazie per l'ospitalità. Fabrizio

Andrea B. ha detto...

Gentile Fabrizio,

sono Andrea, ideatore e gestore del blog "Dialogo Italiano". Ti ringrazio per questo tuo intervento e per la segnalazione del blog sul cinema, un ottimo blog. Leggerò i tuoi scritti e, tempo permettendo, sarà un piacere discuterne. "Dialogo Italiano" non è un sito focalizzato sul cinema, ma è indubbio che esso rifletta lo spirito, interpretandolo, di un'epoca. A presto,
Andrea B.