Questo servizio su un corso pionieristico sulla sessualità, apparso sul periodico "Il Lombardo" del 04 agosto 1973 - a parte il titolo piuttosto banale ed anche fuorviante - risulta essere di grande interesse perchè fotografa una gioventù ignorante in materia - ignoranza dovuta a mancata istruzione, in quanto l'argomento era improponibile, quasi che la sessualità fosse estranea alla persona -, a tratti imbarazzata, sicuramente curiosa. Condivido pienamente il pensiero che "a monte ci sono i genitori da educare".
domenica 16 agosto 2009
venerdì 24 luglio 2009
Problemi di fine vita (quando non è ancora finita)....
Potrà non piacere, ma...
Eppure ritengo che un uomo come lui, per quanto diverso da me, sia, come lui stesso scrive, un essere umano che, a modo suo, vince la passività. Ricca è, per dirla in soldoni, un rompicoglioni del o dei sistema/i costituito/i. Il suo libro Alza la Testa! (libro e DVD) - al di là del personaggio Ricca - è un lavoro che merita di essere letto e visto. Soprattutto la sua Introduzione. Comprate e leggete! Ricorda le battaglie di Sciascia e di tutti quei giornalisti che avevano il coraggio di ricercare, di indagare, e alcuni ci hanno anche rimesso la pelle. In Ricca apprezzo ciò che molti, moltissimi giornalisti hanno ormai dimenticato: fare domande. E dato che le sue domande (per carità, proposte in uno stile che certo non predispone al dialogo pacato!) rimangono senza risposta... beh, credo che siano le domande giuste, ovvero quelle che non si devono fare. E' per questo che Ricca merita di essere conosciuto. Ricca è un nemico del piattume e del pattume. Ripeto: forse con un altro stile riuscirebbe ad essere più ascoltato (forse...), ma quando un cittadino viene fermato, controllato, schedato e quant'altro (senza aver commesso nessun reato) unicamente perchè è una voce fuori dal coro, dovremmo chiederci... che paure abbiamo? Perchè Ricca rompe così tanto le scatole? Forse perchè fa le domande che nessuno fa, le domande che nei salotti televisivi non si possono fare. E allora, per quanto non lo adori, il suo Blog merita di essere visitato: http://www.pieroricca.org/
La sua non è una battaglia ideologica. Credo che sia un battaglia per la decenza, ognuno secondo le proprie idee e la propria sensibilità politica. Avversari, ma avversari sui programmi, sull'etica, su mille aspetti della vita civile. Ma per quanto riguarda la cosiddetta questione morale (richiamata da tutti, ma a qualcuno interessa davvero?) il non simpaticissimo Ricca merita di essere letto. Leggete e vedete questo piccolo progetto nemico dell'anestetizzazione ormai in atto da tanti anni. Perchè se siamo ridotti così non possiamo prendercela unicamente coi nostri politici. Siamo noi che li abbiamo eletti, e forse loro sono anche un po' simili a noi... mica sono scesi dalla Luna!
mercoledì 24 giugno 2009
L'urlo verso la non-soluzione...
Questo articolo, tratto da "Dimensioni Nuove" dell'Aprile 2009, articolo dalle solide basi scientifiche, si riallaccia, in qualche modo, al post del 30 gennaio 2009, "Idealismo anacronistico: un urlo giovanile". Questo "urlo" fin dove può arrivare? Fin dove si può spingere? C'è rimedio al baratro che può condurre un ragazzino a suicidarsi e lasciare un biglietto come quello riportato nel pezzo? Un breve articolo che offre una grande speranza, partendo dalla storia personale di uno psichiatra, Viktor Frankl.
I cosiddetti "giovani d'oggi"....
I cosiddetti "giovani d'oggi" non sono mai esistiti, perlomeno non nell'accezione comune del termine. Se leggete i vecchi quotidiani, le vecchie riviste (di 20, 30, 60, 100 anni fa) troverete rubriche, lettere dei lettori e quant'altro con questa trita e ritrita espressione ed altre, consimili: "ai miei tempi"....
Sgombriamo il campo da queste tentazioni che avanzano sempre più con l'avanzare degli anni (me ne rendo conto personalmente) e leggiamo questi giovani d'oggi, una parte di essi, lontani da me, dalla mia generazione nata alla fine degli anni '60, e lontani anche da quella categoria sgangherata che si fa passare, mediaticamente, quale unica rappresentante dei "giovani d'oggi". Categoria che emerge dalla visione del Grande Fratello e di altre trasmissioni inguardabili e, ahimè, da tante visioni metropolitane che ci restituiscono giovani annoiati, demotivati, sicuramente ricchi dentro, ma neppure loro lo sanno, forse...
I giovani di questo bellissimo, toccante, duro pezzo sono i giovani che popolano le nostre città e campagne. SI, CI SONO ANCHE LORO. Solo che loro fanno meno effetto! Io li adoro, questi giovani poco visibili, perchè hanno gli attributi interiori per scrivere parole di questo genere. Parole che sono state pubblicate dal periodico "Dimensioni Nuove" dell'aprile 2009 (www.dimensioni.org).
sabato 18 aprile 2009
Quando pensi che potrebbe essere giusto e invece...

In questo blog alcune volte mi sono occupato delle BR, in particolare del caso Moro, avendo curato una inchiesta per il mensile "Storia in Rete" (inchiesta qui riproposta). Ho anche dedicato tre post all'agghiacciante intervista all'ex BR Raffaele Fiore, andata in onda su Rete4 il 01 maggio 2008 (i miei post sono stati pubblicati alla fine di maggio '08). A furia di scrivere e leggere relativamente a questi dolorosi e complessi argomenti, sforzandomi di farlo con la testa e con il cuore, mi sono chiesto: è così netto il confine fra una scelta di civile protesta politica e sociale - propria di quegli anni - e la lotta armata? Mi riferisco naturalmente a quei giovani che dopo un percorso più o meno ragionato, più o meno sentito, hanno optato per la clandestinità, giocando la loro battaglia con purezza rivoluzionaria, che non mi sento minimamente di condividere, ma che è segno di una onestà intellettuale - onesta, seppur distorta - che certo non si può attribuire a quelle figure della lotta armata che ancor oggi non sappiamo bene da che parte militassero: agenti infiltrati, provocatori, doppio-giochisti? Nel maggio 1978, mese dell'uccisione dell'on. Aldo Moro, avevo 11 anni e mezzo. Pochi per una presa di posizione, ma abbastanza per sentire il disagio e la violenza attorno a me. In casa mia non si parlava molto di politica, ma dai discorsi dei miei e delle persone grandi che frequentavamo, ricordo la sfiducia per la classe politica italiana. Una sfiducia che seppelliva un po' tutto l'arco costituzionale. Discorsi superficiali? Non del tutto. Anche. Ricordo una frase, ripetuta spesso: "Moro lo vogliono morto, non tanto le BR, lo vogliono morto i suoi", intendendo per "suoi" i compagni di partito della DC. Certo, un'affermazione acritica, che investiva tutto e tutti, senza distinzione alcuna e pertanto opinabile. Ma era il sentire di una generazione - o parte di essa - delusa, che forse non accettava più i vecchi politici sulla breccia da 30 anni e allo stesso tempo non conosceva, comprendeva ed accettava i giovani di quei turbolenti anni '70, molti fra essi attivamente coinvolti nella politica, nelle forme più disparate: lecitamente, illecitamente, sul filo del rasoio... Ritorno ai miei 11-12 anni e ricordo. Ricordo immagini di tensione, di violenza, di piazza, murales che sprigionavano rabbia, dolore e ribellione. Scioperi, cassa integrazione, licenziamenti, un insieme di stimoli che ti colpiscono, ti investono, e non hai i mezzi per affrontarli, distinguerli e analizzarli. Spesso non sei aiutato a comprendere, a decifrare quelle immagini. La mia generazione non parlava molto coi genitori, con gli adulti in generale. E così inizi a pensare che alle ingiustizie si debba rispondere in qualche modo. E il modo violento è il modo apparentemente più diretto, risolutivo. E' un terribile pensiero che mi ha sfiorato, un sentimento di odio nei confronti delle ingiustizie. In fondo le BR e tutti gli altri gruppi analoghi a cosa si ispiravano? Al comunismo, questo monolite che neppure comprendevo, ma che sembrava, ai miei occhi di preadolescente e adolescente, la soluzione non tanto ai mali del mondo, ma alla staticità, allo stare fermi senza reagire. Una sorta di rabbia concretamente espressa. Che idiozia! Idiozia che non trovò mai compimento in me, ma fa riflettere. Riflettere su come un giovane possa imboccare una via senza ritorno in nome di una supposta giustizia sociale che non ha portato e mai condurrà da qualche parte. Inoltre, ero infatuato dalla riduttiva visione della giustizia sociale monopolio del solo comunismo! Che ingenuità, che visione limitata della vita, della società e dell'uomo ritenere che solo il comunismo può e deve condurre alla giustizia sociale. Ringrazio non so bene chi - anche me stesso - perchè certi pensieri sono rimasti tali e si sono sciolti come neve al sole. Questo aspetto di quegli anni andrebbe studiato, approfondito...
L'importanza di un titolo...
Nel post precedente ho riportato, commentandolo brevemente, l'articolo di Davide Scarfì apparso su "Nichelino Comunità". Desidero ritornare sul titolo di questo articolo - che condivido, l'articolo intendo - in quanto lo trovo del tutto provocatorio, frutto forse di una certa presunzione cattolica che spesso e malvolentieri, essendo io stesso vicino agli ambienti cattolici, mi trovo a sperimentare, peraltro con grande disagio. La forma, in una società come questa, che punta tutto sulla forma, sull'immagine, è importante, anche per la Chiesa, anche per i suoi ministri e per chi ne deve veicolare l'immagine, appunto, l'immagine. E qui, come cattolico pensante e non pedissequamente inquadrato, ci sarebbe da aprire una voragine in seno alla Chiesa Cattolica stessa, che spesso mi trovo a criticare - con una certa veemenza - non per i contenuti, ma per il modo di veicolarli, in alcuni casi forse più consono a un passato chissà se mai esistito! Ritornando all'articolo di Scarfì, l'autore mi ha comunicato il titolo originario, quello da lui pensato: OMOSESSUALITA', RIVENDICAZIONE LEGITTIMA MA CON ARMI SBAGLIATE. Ebbene, un titolo simile, al di là - ripeto - della opposta posizione del mondo gay, avrebbe sicuramente indisposto meno alla lettura del pezzo. Dunque, ancora complimenti vivissimi per la scelta di un titolo simile. Che dire? Sicuramente uno scivolone provocato da eccessivo entusiasmo redazionale. Sicuramente null'altro.
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