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martedì 29 aprile 2008

"Moderne" streghe beneventane





L'articolo, le fotografie e le relative didascalie di questo vecchio pezzo tratto dal periodico "Tempo", 18-25 febbraio 1950, richiamano alla mente antichi riti, leggende, cristianesimo e paganesimo talmente confusi da non sapere più dove inizi l'uno e finisca l'altro. Pratiche che possono far sorridere, scuotere il capo, lasciare inorriditi per cotanta ignoranza, specie per chi è ormai distante, o ha preso le distanze, da quel modo di gestire il sacro e, conseguentemente, la propria vita quotidiana. Oggi questo mondo è morto e sepolto? 58 anni dopo cosa è rimasto di quei richiami ad un passato remoto, quando le streghe inforcavano "le loro scope al crepuscolo dei giorni in cui muore l'anno"?
Personalmente ritengo che, se nella forma certe pratiche siano ormai esclusivo appannaggio delle sagre paesane - che, in definitiva, si riducono a pantagrueliche abbuffate - nella sostanza quel concetto di spiritualità (superstizione, cristianesimo e paganesimo, che vanno a costituire un tutt'uno) in alcune persone, forse non così poche, sia ancora radicato, e non solo nei luoghi originari di quelle stesse pratiche.
Tornando al passato, desidero segnalare un film che considero un vero e proprio capolavoro dimenticato della nostra cinematografia: "Il Demonio", regia di Brunello Rondi, 1963.
"Una bella ragazza (Daliah Lavi) fa una fattura all'uomo che ama (Frank Wolff), il quale sta per sposarsi con un'altra donna. I paesani la accusano di essere posseduta dal demonio e causa di ogni sventura che avviene nella comunità. I familiari saranno costretti a farle subire un esorcismo che non risolverà il problema. Brunello Rondi prende spunto da una storia vera per approfondire e mostrarci, grazie alla collaborazione dell'etnologo Ernesto De Martino, una splendida analisi del folclore legato alla superstizione e alla religione nel meridione d'Italia. Il film che non è classificabile in un genere ben definito, ci mostra una drammatica storia d'amore e di credenze popolari ambientata fra i famosi e cinematografici sassi di Matera, luoghi bellissimi e inquietanti allo stesso tempo. Singolari i rituali che vediamo in questa pellicola, che fanno pensare a come curioso sia il fatto che in altre regioni siano totalmente sconosciuti. Una scena importante presente in entrambi i film crea un forte legame fra Il Demonio e L'Esorcista di William Friedkin, film che sviluppano lo stesso tema però in maniera totalmente diversa: più antropologico il primo, più orrorifico il secondo. Il Demonio è un film decisamente interessante e molto sottovalutato. Fu proiettato fuori concorso al 24° Festival di Venezia senza troppo successo, anche a causa del divieto ai minori di 18 anni. Successo che arrivò invece al festival di Berlino dove vinse l'Orso d'oro. Un plauso a Piero Piccioni autore di musiche coinvolgenti e azzeccate. Fabio Meini" (recensione tratta da http://www.caniarrabbiati.it/)

2 commenti:

Monica M. ha detto...

Questo post ha stuzzicato il mio interesse e la mia memoria perché, anche se il pezzo si riferisce a pratiche arcaiche, considerate già da “museo” 58 anni fa, una certa mentalità intrisa di superstizione, cristianesimo e paganesimo esiste ancor oggi, perlomeno in certe persone che – fors’anche per una congenita chiusura mentale – resistono al fluire del tempo. E non mi riferisco specificatamente alle migliaia di persone appartenenti a tutti gli strati sociali che si recano da maghi e santoni, sia in televisione che in studi privati. Penso anche ad una dimensione più familiare, a usanze che hanno sfidato persino l’emigrazione degli anni ’50-’60, dal Sud contadino al Nord industriale. Malgrado anni di lavoro nelle grandi industrie, malgrado anni di relazioni con persone di ogni ceto e cultura, malgrado amicizie esterne alla cerchia dei “compaesani”, malgrado tutto ciò certe pratiche “magiche” sono ancor oggi – mi si perdoni il gioco di parole – praticate. Questo fa pensare. Pensare a come certi individui siano portatori inconsapevoli di un passato che la maggioranza crede definitivamente relegato nelle segrete della storia più fosca. Eppure non è così, non è così per tutti, e quando scopri che il tuo vicino (vicino in senso lato) legge ancora i fondi del caffè, toglie e manda il “malocchio”, fa strani “giochi” con olio, acqua e piattini e via di questo passo, beh… ti fermi a riflettere, magari scuotendo amaramente il capo. Il pianeta sotterraneo della odierna superstizione e – conseguentemente – dell’ignoranza, sarebbe davvero un fertile terreno di studio, anche se forse, quasi sicuramente, le persone “studiate” non ne trarrebbero beneficio, ahimè per loro….

Monica M.
TESTRAD
www.testrad.com

Rita ha detto...

Concordo pienamente con quanto scrive Monica M. Il bello è che in una grande città come Torino mi è capitato di conoscere persone simili. Tutto sommato, ad una analisi superficiale, mai diresti che sei di fronte a gente che "fa" il malocchio, che frequenta la chiesa e nello stesso tempo legge i fondi del caffè ed altre strane pratiche... è gente che è rimasta incollata al passato in maniera cronica. Ottimo materiale di studio per farci una tesi di laurea!
Complimenti per il sito

Rita B., Torino