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martedì 27 maggio 2008

Raffaele Fiore, ex BR a via Fani: 30 anni dopo senza aver imparato nulla (2/3)

Ed eccoci all'agghiacciante intervista all'ex BR Raffaele Fiore, andata in onda su TOP SECRET (Rete 4) il 1° maggio 2008.
"La storia - dice Fiore - si è chiusa da sé, poi ognuno in questa storia ne è uscito in qualche modo, insomma."
L'intervistatrice gli chiede se in lui vi è stata una riflessione od un pentimento. Fiore risponde: "una riflessione, una riflessione critica, non un pentimento."
"Di errori - prosegue Fiore - ne abbiamo fatti, però ci sono anche tante altre cose che riteniamo che erano state fatte in modo giusto..."
Quali?
"E' una riflessione molto più ampia. Il fatto di ribellarsi era la questione giusta, poi come farlo, come mettere in pratica una serie di atteggiamenti, non è... ci son tante altre strade, insomma. Noi avevamo inventato un metodo, insomma, però poi, alla lunga, non ci ha dato le risposte che volevamo. Il fatto di aver scelto quel tipo di strada lo ritenevo allora, adesso, dire adesso non ha alcun senso, però lo ritenevo allora una strada giusta. La lotta armata è una questione molto complessa [risata sommessa], nel senso che non è che si erano messi in conto tutta una serie di cose tra cui 30 anni di galera o l'ergastolo o via discorrendo. [...] io avevo 21 anni, non è che si sta a riflettere su una parola [...]"
Il carcere: "non è un'esperienza da poco, insomma, nel senso che il carcere, in particolare, ti svuota dentro."
L'intervistatrice chiede: ai giovani di oggi cosa si sentirebbe di dire?
"Rispondo con una battuta: non fate i nostri errori, fate le nostre cose giuste."
Altra domanda: ha un rimorso?
"Rimorsi non ne ho perchè li ho fatti [gli atti terroristici] in convinzione [...] ero convinto di quello che stavo facendo."
L'intervistatrice incalza: c'è stata un'azione, un modo di essere per cui lei si critica in modo particolare per il suo ruolo?
"No, di specifico no, se non per il fatto che ero giovane, ero inesperto. Quell'esperienza là l'ho vissuta anche in modo quotidiano, diciamo [...] più d'istinto."
E ancora: se lei pensa ai familiari delle vittime che ci sono state, di Moro e gli altri, la scorta...
"Eh, ma i familiari delle vittime sono come i familiari delle vittime nostre, più che dispiacere, più che provare un rammarico non..."
E' un rammarico o un pentimento? Qui Fiore dà il meglio di sé:
"Ma no, cosa vuol dire pentimento? Cosa vuol dire pentimento? Quando si fanno operazioni di un certo tipo si sa che si finisce col dare anche dei dispiaceri ad altri: la persona che veniva presa era per scardinare quel progetto, non per far del male a lui o alla sua famiglia, insomma, anche se poi avveniva questo."
Basta così, mi pare sia sufficiente. Quello che una trascrizione non può trasmettere è il senso di leggerezza con il quale Raffaele Fiore esprime i suoi concetti, abbozzando persino qualche mezzo sorriso se non sorrisi interi!
Se analizziamo il contenuto delle sue parole (pronunciate in quel modo) ci troviamo di fronte ad un uomo che non ha imparato nulla dal passato, dal suo passato, dalla sua storia. E' incredibile come Fiore non abbia minimamente pensato ad alcuni tra i potenziali telespettatori di TOP SECRET, che quella "storia", come la chiama lui, l'hanno subita in qualità di mogli, figli, figlie, fratelli, sorelle che - in un modo o nell'altro - non potranno mai uscire da quella "storia" perchè una perdita, avvenuta in maniera così tragica, lascia delle ferite che non si chiuderanno mai, specie in un Paese, l'Italia, che ha accantonato le vittime del terrorismo ed i suoi familiari, dando voce pricipalmente, se non esclusivamente, ai terroristi. Soltanto ultimamente le vittime hanno un po' di spazio in libreria e in televisione: forse la loro voce, oggi, non imbarazza più nessuno, alla luce di come è stato risolto, negli anni '90, il confronto tra lo Stato vittorioso e i terroristi sconfitti.
Fiore dice che "non si erano messi in conto tutta una serie di cose tra cui 30 anni di galera o l'ergastolo o via discorrendo [...] io avevo 21 anni, non è che si stia a riflettere su una parola" come "la galera, l'ergastolo o via discorrendo". Egli stesso ammette la sua immaturità ("avevo 21 anni"), quindi l'incapacità di valutare appieno parole pesanti e tangibili come galera, ergastolo. Purtuttavia, i suoi 21 anni, se non gli fecero mettere in conto la galera e l'ergastolo, legittimarono, scientemente, l'attacco al "cuore dello Stato" con conseguente annientamento di vite umane, considerate, in quella stagione, meri simboli da colpire per "scardinare quel progetto".
Sulla equiparazione delle vittime lascio volentieri ogni commento a Maria Fida Moro, nel post successivo. Sul pentimento, invece, desidero riportare le parole di Leonardo Sciascia in "L'Affaire Moro" (pag. 134, edizione Adelphi, 1994). Un augurio, un duro, necessariamente duro augurio rivolto ai giovani terroristi per uscire, dal di dentro, da quella stagione della loro esistenza: "forse ancora oggi il giovane brigatista crede di credere si possa vivere di odio e contro la pietà: ma quel giorno, in quell'adempimento, [riferendosi alla telefonata fatta dalle BR il 9 maggio '78 al prof. Tritto, amico della fam. Moro, con la quale si comunicava, peraltro in tono, scrive Sciascia, "paziente, meticoloso, riguardoso persino", dove trovare il corpo dell'on. Moro, chiamato "onorevole" e "presidente" dallo stesso brigatista al telefono] la pietà è penetrata in lui come il tradimento in una fortezza. E spero che lo devasti." Una devastazione positiva, costruttiva, assolutamente necessaria per ricominciare, per partire dalla propria umanità e da lì ricostruirsi una nuova esistenza. Roberto Fiore, evidentemente, non è stato "devastato" dalla pietà e dal pentimento, e lo ha detto chiaramente nell'intervista: "ma no, cosa vuol dire pentimento?" e lo ripete: "cosa vuol dire pentimento?". Già, cosa vuol dire...
Personalmente mi auguro che, prima o poi, la pietà devasti quest'uomo, che ha fatto poca strada lungo il cammino di revisione della propria esistenza. Se avesse fatto qualche "passo" non avrebbe usato termini tanto impropri, a dir poco riduttivi, quanto "dispiacere" o "rammarico" per i tanti lutti causati dal terrorismo. In studio, a seguire l'intervista, Maria Fida Moro, la figlia di una delle tante vittime di quel terrorismo, e Claudio Martelli, giovane ed autorevole esponente del PSI di allora. Al prossimo post per sentire le reazioni di entrambi.

3 commenti:

Carlo ha detto...

Ho visto e sentito anch'io questa intervista. Eh sì, perchè una intervista simile non solo si legge, ma si deve anche vedere! Io credo che questo Raffaele Fiore non fosse del tutto consapevole delle sue stesse parole. Non voglio dire che sia fuori di senno e non voglio neppure "giustificare" in qualche modo le sue parole. Assolutamente no! Credo invece che Raffaele Fiore non abbia mai scontato la sua pena, vivendo con agghiacciante superficialità la sua "esperienza", sia nelle Brigate Rosse che in carcere che dentro di sé. Certo che per un familiare delle vittime del terrorismo, sentire e vedere uno dei responsabili materiali di così tanti lutti parlare con una leggerezza simile... è incredibile. Ed è altrettanto incredibile la replica di Maria Fida Moro, quando parla di suo padre e della poca riconoscenza dimostratagli da questo Paese. Perchè Aldo Moro dava e dà così tanto fastidio, anche da morto?

Carlo Zola, Parma

Anna ha detto...

Ho visto anch'io quell'intervista e sono rimasta di sasso!
Questo signore, questo Raffaele Fiore sembrava proprio che raccontasse una storiella da leggere davanti al camino in una notte d'inverno, tanto per passare il tempo... tempo che per lui davvero non è trascorso! E' incredibile veder sorridere, come ha fatto Fiore, mentre si parla di una stagione così terribile per il nostro Paese. E questi personaggi erano la "punta di diamante del proletariato"?
Congratulazioni per il sito e la varietà degli argomenti trattati.

Anna G., Spotorno

Anonimo ha detto...

il mio nome è carlo tompetrini e l'intervista fatta a raffaele mi trova nei contenuei sinteticamente enunciati in piena sintonia .come al solito voi vedete solo e sempre in una direzione:auguri!