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lunedì 7 luglio 2008

Cosa fare con questi figli? Consigli e perplessità direttamente dal 1951


Se nel post del 18 giugno si è toccato l’argomento figli/educazione calato nel contesto di fine anni ’60, oggi propongo una lettera di un lettore della rivista “Epoca” del 9 giugno 1951 e le relative risposte di un direttore di scuola elementare, di un giudice del tribunale dei minori, di un impiegato, di una pittrice. I toni e gli argomenti, persino la forma, sono, ovviamente, distanti dall’articolo “Il bambino programmato” del 7 aprile 1970 (post del 18 giugno). Leggendo lettera e risposte, vecchie di quasi 60 anni, mi rendo conto che malgrado il trascorrere del tempo e il susseguirsi delle generazioni, la storia dell’educazione nel nostro Paese non è, come dire, compartimentata, divisa in blocchi rappresentati dalle varie epoche, pre e post ’68, volendo tracciare un’ideale spartiacque tra due concezioni della vita, della società, dei rapporti, ecc. Leggendo la breve lettera e i 4 interventi, ho rivisto storie familiari concrete, vissute attorno a me. Insomma, il passato che non viene mai del tutto superato. Sacche di resistenza non in asse coi tempi, a prescindere dalla bontà o meno del presente e del passato. 1951, 2008: epoche così lontane da risultare impossibile un accostamento, seppur minimo, eppure la lettera e le 4 risposte contengono molti elementi sui quali riflettere, allora come oggi e, pre o post ’68 a parte, una serena, equilibrata e non strumentale lettura del passato può condurci a delle riflessioni tutt’altro che datate.

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